Fotografare spesso è per me un esercizio di meditazione: ho la mente vuota, focalizzata, centrata sul soggetto e nient’altro. Quando fotografo in queste condizioni non mi accorgo del tempo che passa, del mondo che ho intorno al di fuori dell’obiettivo e sono rilassata, assorta. Non penso alla tecnica: i gesti automatici dell’inquadrare, cambiare tempi, diaframmi, non mi distraggono da quello che sto osservando. Semplicemente fotografo.

Altra cosa è mettere in piedi un progetto. A volte nasce guardando le fotografie già scattate, a volte nasce da un’idea da tradurre in immagini. Spesso, molto spesso in verità, ho un pensiero che affiora, un’immagine dietro gli occhi, un’idea che fluttua nel cervello cui non riesco a dare forma: ed ecco che interviene la parte pragmaticamente creativa di me ovvero mio marito! Lui riesce sempre a dar corpo alle alghe che navigano liberamente nel mio inconscio, è capace di dare voce ai miei pensieri inespressi e a capire che lì, proprio lì volevo arrivare. Un duettare in sincrono che colma lacune ora da una parte ora dall’altra, che spinge sempre in avanti e porta a termine progetti sognati, immaginati, fortemente voluti.

L’idea di partenza era di costruire un “archivio” di fotografie sulle tredici chiese di Piozzo, da lasciare a disposizione della Pro Loco, della Parrocchia, dei Volontari per l’Arte: non mi tiro mai indietro quando si tratta di gironzolare con la macchina fotografica in mano e dopo un po’ mi sono appassionata e ho cominciato a cercare i miei amati dettagli, nei volti come negli oggetti, ognuno dei quali racconta la sua piccola grande storia.

Ne è uscita una bella mostra fotografica che ho presentato alla Fiera della Zucca di Piozzo, il 5 e 6 ottobre scorsi: mentre raccontavo com’è nata l’idea per la mostra mi sono resa conto che questi venti scatti, scelti tra le centinaia di foto raccolte nell’arco di qualche mese, possono essere parte di un progetto più ampio, che esce dai confini del mio paesello d’adozione. Un viaggio in soggettiva, che vi mostra ancora una volta quello che io vedo, quello che scelgo di ritagliare dal grande disegno del mondo che ci circonda.

 

Chiese a porte aperte

Chiese a porte aperte

Fil Rouge

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Filo rosso è un nastro che corre attraverso i luoghi del cuore, lungo strade percorse, che si attorciglia intorno ai ricordi di viaggi, di profumi, di istanti rubati allo scorrere del tempo.

E’ la lanterna che spicca sulla porta di una casa adorata, il fiore che ricorda primavere passate, due visi di plastica che osservano, immobili, il passare delle mode e delle stagioni. E semafori, giocattoli, bancarelle, coccinelle. Ogni filo rosso si unisce al seguente creando una storia che si srotola nella memoria.

E mi abbandono trasportata dal rosso, come il sangue che scorre e che mi ricorda in ogni momento che sono viva.

L’Haiga è una forma d’arte tradizionale giapponese costituita da dipinti a pennello e un Haiku, un componimento poetico molto rigoroso composto da tre versi rispettivamente di 5-7-5 sillabe. Nell’interpretazione moderna degli Haiga il dipinto può essere sostituito da immagini di qualunque genere (fotografia, disegno, filmato).

La nostra intenzione è di rendere omaggio a questa splendida forma d’arte attraverso un progetto nel quale abbiamo voluto affiancare ad alcune immagini che ci stanno particolarmente a cuore haiku tradizionali o composti da autori non giapponesi (Allen Ginsberg, Anna Maria Cossu, Marco Riccardino).

Ed è quindi alla forza espressiva dei dipinti e delle poesie dei grandi Maestri della tradizione giapponese che va il nostro modesto TRIBUTO.

HAIGA

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